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FONDO SOCIALE EUROPEO PLUS

La partecipazione ai percorsi formativi “MANAGERLAB: nuove competenze per una governance sostenibile e innovativa” è completamente gratuita, in quanto approvati dalla Regione Emilia-Romagna e finanziati dal Fondo Sociale Europeo Plus.

Il Fondo sociale europeo Plus è il principale strumento finanziario con cui l’Europa investe sulle persone. Attraverso il Fse+, l’Unione europea assegna agli Stati membri risorse per qualificare le competenze dei cittadini, rafforzare la loro capacità di affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro, promuovere un’occupazione di qualità e contrastare le diseguaglianze economiche, sociali, di genere e generazionali.

Per approfondimenti sulla misura di finanziamento UE alle persone puoi accedere ai seguenti link:

https://formazionelavoro.regione.emilia-romagna.it/sito-fse

https://ec.europa.eu/european-social-fund-plus/it/cose-lfse

Bologna e la mappa del mondo che cambia: come i megatrend globali stanno ridisegnando la leadership

Entro fine anno il DAMA Tecnopolo di Bologna ospiterà la prima sede italiana dell’Università delle Nazioni Unite dedicata a “Big data e Intelligenza artificiale per la gestione del cambiamento dell’habitat umano”. Si chiamerà UNU-AI e riunirà scienziati da tutto il mondo per capire come usare big data e algoritmi per anticipare e gestire gli effetti dei cambiamenti climatici.

Secondo l’IPCC (Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), oltre il 40% della popolazione mondiale – tra i 3,3 e i 3,6 miliardi di persone – vive in contesti di “estrema vulnerabilità climatica”. Legambiente stima che entro il 2050 quasi un miliardo di persone sarà esposto a crisi climatiche, con 216 milioni di migranti ambientali costretti a spostarsi all’interno o all’esterno dei propri paesi di origine.

L’UNU-AI sarà quindi un centro globale che studierà come la tecnologia può sostenere l’adattamento del pianeta ai nuovi rischi ambientali e alle trasformazioni sociali, economiche e culturali che si stanno verificando in risposta a una serie di fattori come l’urbanizzazione, le migrazioni internazionali e interne, le sfide e le opportunità generate dall’innovazione tecnologica.

La nascita di UNU-AI conferma che le grandi trasformazioni globali non sono più uno scenario futuro, ma il contesto in cui viviamo, lavoriamo e prendiamo decisioni ogni giorno. Negli ultimi anni termini come intelligenza artificiale, sostenibilità e transizione verde sono entrati nel linguaggio comune. Ma quanto impattano davvero sul modo in cui gestiamo persone, strategie, modelli di business? I megatrend globali non fanno da sfondo alla realtà economica e organizzativa, ma la determinano direttamente, influenzando i movimenti del mercato, dell’occupazione e della nostra vita di tutti i giorni. Ed è proprio qui che entra in gioco la sfida manageriale del nostro tempo.

 

Cosa sono i megatrend e come stanno modellando il nostro presente?

Da un lato, l’AI sta rivoluzionando la produttività: secondo McKinsey, il 78% delle aziende utilizza oggi strumenti di intelligenza artificiale in almeno un’area aziendale e il 71% ha sperimentato la GenAI. Dall’altro, la pressione ambientale spinge verso modelli produttivi più efficienti e trasparenti.
Molte imprese stanno iniziando a usare proprio l’AI per analizzare catene di fornitura, misurare emissioni o prevedere rischi ambientali, sebbene l’utilizzo stesso di questi strumenti porti con sé un’impronta ambientale che non va trascurata.

Ma i megatrend non si esauriscono nella transizione verde e digitale: si tratta di un insieme tendenze complesse in grado di produrre cambiamenti significativi sul lungo termine, spesso legate a fattori strutturali come demografia, ambiente, innovazione scientifica e tecnologica, digitalizzazione e urbanistica. Sono processi che attraversano più settori e generazioni, che possono avere un impatto significativo tanto sulle nostre abitudini quanto sull’economia su larga scala.

Questi fenomeni non agiscono isolatamente. Ad esempio, lo sviluppo tecnologico genera una forte concentrazione di potere e ricchezza, mentre la forbice delle disuguaglianze economiche continua ad allargarsi. Nelle aree più urbanizzate vediamo da un lato una maggiore domanda di infrastrutture e soluzioni per una mobilità smart, dall’altro lo sviluppo di un’economia on-demand, basata sulle piattaforme digitali: la gig economy, nata come promessa di flessibilità, oggi in molti Paesi rappresenta fino al 45% dell’occupazione ma con tutele minime, in uno scenario sempre più frammentato e precario.

Anche la composizione della forza lavoro sta cambiando: l’invecchiamento della popolazione influenza la struttura del mercato del lavoro in un’ottica di intergenerazionalità e life-long learning, ma anche il sistema previdenziale e di welfare, che devono reggere il peso di una fetta sempre più larga di popolazione non autosufficiente e “fuori” dal sistema produttivo. Lo stesso sistema di welfare, poi, sembra non riuscire a tenere il passo di un maggior accesso delle donne all’istruzione e al mercato del lavoro, con un impatto diretto sulla natalità: in Italia le giovani generazioni desiderano in media 2.1 figli ma prevedono di poterne avere solo 1.5-1.6, frenate dall’incertezza economica ma anche dall’assenza di un sistema di welfare efficace in termini di conciliazione vita-lavoro.

 

Interpretare il cambiamento per guidare

Tutti questi trend — climatici, tecnologici, economici, demografici — si intrecciano in un’unica domanda: che tipo di competenze servono oggi per navigare la complessità?

Un manager oggi non può più limitarsi a gestire le attività, deve saper leggere segnali deboli, collegare punti apparentemente distanti, farsi interprete del cambiamento per costruire nuovi scenari. Non basta la competenza tecnica: servono visione sistemica, empatia generazionale e coraggio decisionale.

La buona notizia è che queste competenze si possono allenare con curiosità, apertura mentale e capacità di muoversi tra discipline. Il manager di domani – ma anche di oggi – non è un esperto di tutto, ma una figura che adotta una mentalità trasversale e sa cogliere il nesso tra dati climatici e strategie aziendali, dinamiche sociali e innovazione, sostenibilità e redditività. Il futuro richiede leadership consapevole e connessa, capace di interpretare i megatrend non solo come previsioni economiche, ma come mappe di complessità umana. È la stessa mentalità che guida i grandi centri di ricerca e che oggi serve anche dentro le aziende, le pubbliche amministrazioni, le organizzazioni sociali.

Il fatto che Bologna stia per ospitare l’UNU-AI non è quindi solo motivo d’orgoglio, ma un promemoria collettivo che il futuro non è qualcosa che accade, ma che costruiamo nelle scelte di ogni giorno. E chi saprà farlo con consapevolezza e responsabilità sarà davvero pronto a guidare, non reagendo al futuro, ma contribuendo a disegnarlo.

Cos'è ManagerLab, il progetto per le competenze manageriali di studenti e neolaureati

Per governare il cambiamento e l’innovazione servono manager in grado di comprendere cosa significa usare la tecnologia per sviluppare o modificare un modello organizzativo e di business.

Il progetto ManagerLab nasce proprio per promuovere lo sviluppo delle competenze manageriali, che richiedono linguaggio osservazionale, analisi critica e pensiero visionario.

Qualsiasi sia il tuo ambito di studi, i corsi di ManagerLab possono aiutarti a crescere a livello personale e professionale, sviluppando le skills necessarie per promuovere modelli che uniscano obiettivi economici e di produttività alla sostenibilità ambientale e sociale, in ogni settore.

L’obiettivo del progetto, gestito da una compagine di enti di formazione con capofila Formindustria Emilia-Romagna, è offrire a studenti universitari, dottorandi, neolaureati e neodottorati percorsi di formazione per arricchire e/o completare il proprio profilo con nuove conoscenze e competenze manageriali per affrontare la doppia transizione tecnologica e digitale, come previsto dalle strategie di sviluppo regionale.

Grazie alla sua offerta modulare e interdisciplinare, ManagerLab contribuisce alla crescita personale dei partecipanti e alla loro occupabilità, rispondendo al tempo stesso alla carenza di manager in Italia, il cui numero è ancora troppo basso rispetto ai principali competitors europei.

I percorsi, che partiranno a giugno 2025 e avranno durata di circa un anno, comprendono moduli che spaziano dal risk assessment alla comunicazione d’impresa, fino al project management sostenibile e alla leadership inclusiva.

Ogni candidato/a potrà iscriversi ad uno o più tra i progetti proposti fino ad un massimo di 400 ore, a cui può aggiungersi la frequenza al progetto laboratoriale.

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Operazione Rif.PA 2024-23644/RER, approvata con DGR n° 239 del 24/02/2025 e co-finanziata dal Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027 Regione Emilia-Romagna.